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*La Donna Napoletana
  • LA MITOLOGICA: La ragazza di Posillipo
  • LA NEO-BIZANTINA: La ragazza di via dei Mille
  • LA PRAGMATICA: La ragazza del Vomero
  • L'ANTROPOLOGICA: La ragazza degli antichi quartieri
  • LA PROGETTUALE: La ragazza di Fuorigrotta
  • LA PASSIONALE: La Ragazza di Pozzuoli
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LA MITOLOGICA: “La ragazza di Posillipo”

Con buona pace di Raffaele La Capria, la ragazza di Posillipo, ancora oggi, è alla Ricerca dell’Armonia. Il dolce La Capria, chiamatosi fuori anni fa, (infatti abita alle porte di Napoli: Roma) crede ancora che l’Armonia sia un valore che possa esistere se la socialità funziona tecnicamente, nel senso che eliminati traffico - spazzatura - scippi - camorra - e con una dirigenza sociale protesa al Progresso, etc.., l’Armonia come in una Favola, possa ritornare, per la nostra Felicità. Ma la verità é che la ragazza di Posillipo cerca fin dalla nascita quella Armonia tra Mente & Corpo, tra Spirito & Realtà. Per questa continua ricerca passa sopra al volgare quotidiano, protesa alla perfezione di se stessa. Infatti, la posillipina, nata e cresciuta tra il verde e il mare, tra un Golfo dove si può guardare Capri, Sorrento, il Vesuvio, ha una particolare formazione socio-culturale. E’ caratterizzata dall’amore per la natura e la conseguente Ricerca dell’Armonia.

La conoscenza di anfratti e grotte posillipine la investe di quella magia grazie alla quale per tutta la vita guarderà il mondo dall’alto in basso e ogni qualvolta dovrà concedersi al volgare quotidiano lo farà sempre con distacco e separatezza, ma con Stile & Classe. Le posillipine quarantenni hanno quasi tutte studiato lettere e filosofia. La posillipina trentenne ha scelto chimica, biologia, matematica, fisica. quasi mai economia e commercio, mentre la ventenne di Posillipo sta orientandosi di nuovo a Lettere con indirizzo sociologico e addirittura Scienze Politiche (per la carriera diplomatica).
In queste scelte si nota una coerenza tra indirizzo pratico di vita e le proprie caratteristiche bio-psico-socio-antropologiche. Una vera storia d’amore con una posillipina lascia il segno per tutta la vita, poiché al partner compete seguire più le cose non dette che quelle enunciate.

La posillipina pretende che venga capita e soddisfatta, poiché, essendo sempre proiettata verso l’esterno, dentro di sé compie ragionamenti finiti. Arriva alle conclusioni senza far partecipe il partner ed al povero maschietto tocca l’onere d’interpretare il suo silenzio come ragionamento. La posillipina pretende dal suo partner l’anticipazione di desideri espressi solo con gli occhi. Usa un linguaggio muto che soli pochi uomini eletti possono capire. Guai all’uomo che pretende di dominare i suoi pensieri e la mente.Il corpo può essere l’unica concessione al suo partner, ma mai la sua mente e i suoi pensieri. Questi appartengono sempre e solo a lei, poiché fin dall’infanzia é allenata a ragionare con la natura, con il mare, il Vesuvio, Capri, tutti luoghi della Mitologia. E, così facendo, crea dentro di sé vari miti.Tra questi quello del proprio uomo ideale, più vicino al Giovane Werther di Goethe che a un comune mortale. Un uomo disposto a soffrire per lei a scavalcare monti e valli, attraversare mari in bufera, insomma un Ulisse anni 2000. In questo mix di Astrazione & Poetica la nostra Penelope crea molti segmenti nella sua mente. Tanto che quando ha l’età per confrontarsi con il “Mercato” maschile, rimane enormemente delusa. Al maschio non compete eliminare questi segmenti. Se la vuole legata a sé per tutta la vita, é preferibile che diventi Ulisse-Werther-Sandokan-Reinold Messner. E’ chiaro che, come tutti noi, anche la ragazza di Posillipo é una comune mortale. Come tale si rapporta col suo quotidiano, non rinuncia agli incontri, alla sperimentazione, all’attraversamento di sentieri altri, ma tutta questa molteplicità le serve sempre per cercare l’eroe della sua infanzia. Come si vede, per far propria per tutta la vita una ragazza di Posillipo, bisogna applicare il protocollo1, quello del Mito e dell’Eroe. E’ una scelta che il suo partner fa per amore, ma una volta fatta, mai un giorno bisogna rilassarsi. Si corre il rischio che, per una banale volgarità, si mandino a monte anni di lavoro sulla Mitologia e sull’Eroismo. La ragazza di Posillipo è come la notte: poeticamente dura ma non ci fa paura. E’ chiaro che la ragazza di Posillipo è meritevole di un saggio da mille pagine, ma la velocità del Moderno spinge il nostro Pick & Paik a scrivere con il telecomando Tv, questo per non perdere il lettore/ice. E’ doveroso precisare che per capire la posillipina quarantenne & trentenne è importante la stratificazione sociale entro cui è cresciuta (figlia di pescatore - di giardiniere - di nobile del Casale - del professore universitario - dell’impiegato - ecc.). Queste differenze di classe determinano la sua Formazione & Psiche. Oggi, dopo l’avvento della società televisiva, della società di massa, queste barriere sociali sono crollate perlomeno nella fase formativa. Quasi tutte sono figlie della Grande Madre Tv. Questo rende abbastanza uniforme il loro modello d’intendere il rapporto col partner. Il suo distinguo con le altre categorie al femminile é solamente mitologico: Cresce con la natura, cresce col Mito. Pertanto, Cieli Aperti & Eroi, rimangono i suoi punti fissi. Il partner ideale per la posillipina è il manager colto con Master a Londra e a Los Angeles e non quello autodidatta dei blue-jeans, poiché solo un uomo mitteleuropeo può apprezzare le qualità della ragazza di Posillipo. Qualità che, una volta realizzati i suoi desideri, danno all’uomo un continuo senso Estetico della Vita e un quotidiano degno delle coppie più Nobili & Sane.

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LA NEO-BIZANTINA: “La ragazza di via dei Mille”

Camille, la ragazza di via dei Mille. Con questo appellativo erano chiamate alle feste del KGB le ragazze bene della città. In questa breve scheda tralasciamo la quarantenne, affrontando direttamente la ventenne, per capire il nuovo che ci sta davanti (nell’interesse dei maschietti protesi a flirt, fidanzamenti o matrimoni con le Camille e anche, soprattutto, per impostare con i genitori di Camille, nuovi orizzonti pedagogici). Anche Camille prevederebbe un saggio da mille pagine, ma sarà trattata come le altre (quattro cartelle). Le coordinate antropologiche sono: quasi tutte figlie di famiglie stratificate nel sistema del potere economico e culturale. I luoghi sociologici sono il Liceo Umberto, il Mercalli, l’Istituto Benincasa, l’Istituto Nazareth; i suoi luoghi d’incontri serali (dai 12 ai 18 anni) P.zza Sannazzaro, P.zza S. Pasquale, P.zza Amendola, P.zza Amedeo (ognuno di questi luoghi le dà un trend formativo preciso). Figlia della società televisiva, il suo rappresentarsi oggi è abbastanza affine alla Camille di Los Angeles-Parigi-Londra…(cadita delle caratteristiche formative antropologiche). Solita scaletta pedagogica: danza - chitarra - tennis - palestra - inglese a Londra - Campeggio in Grecia. Questa sicurezza pedagogica è la sua forza ma anche il suo punto debole. Dai 12 anni e fino alla laurea è convinta di poter realizzare la sua idea di vita, diventare cioè: “Susanna Agnelli - Oriana Fallaci - Lilli Gruber - Marisa Bellisario - Margot Hemingway - Carla Fracci”. Ma col passar degli anni si accorge sempre più del divario tra la sua idea di vita e la sua realtà e non riesce a capire perché questo avvenga, senza accorgersi che proprio nel sistema socio-affettivo risiedono le maggiori resistenze a una sua idea di vita “altra” da quella del pensiero corrente. Nei fatti, per le ragazze di via dei Mille è consentita la trasgressione e il gioco, ma entro la tribù socio-istituzionale. In questa libertà di gruppo è la massima concessione all’idea della modernità e post-modernità. Nel gruppo sono autorizzate dal loro sistema socio-affettivo a giocare anche alle Nuove Bizantine, e questa libertà da “giardino recintato” invece di farle crescere così come loro sentono, diventa l’elemento frenante della loro creatività. Se tutto ciò avviene è per un equivoco pedagogico, poiché è più facile per i preposti alla loro crescita lasciarle libere nel giardino recintato mettendo a disposizione tutti gli strumenti finanziari per i loro giochi, che tentare di capirle e costruire per loro le premesse per realizzare la loro idea di vita. Questo significherebbe uno sforzo quotidiano, alla fine del quale confrontarsi oggettivamente con la vera natura e i veri bisogni di una figlia detta la ragazza di via dei Mille. E il rischio finale di tale confronto è concedere a lei (poiché le possibilità economiche ci sono) di sperimentare continui percorsi di vita alternativi al sistema. Ma su questo loro bisogno del nuovo, che rompe vecchi schemi di storie familiari, scatta la più raffinata resistenza socio-affettiva. Ancora oggi il binario della loro vita è tracciato sulla vecchia linea così come le loro madri e nonne. Ma oggi la ventenne di via dei Mille dice basta a questo schema improponibile e si difende andando verso un nevrotico “Principio di doppiezza”. Da una parte, per accontentare il sistema socio-affettivo, percorre quel binario da altri deciso, dando così un’immagine di Ordine & Disciplina. Dall’altra parte, opera e agisce per proprio conto in a un “Principio di trasgressione continua” per alimentare quel bisogno del nuovo che le viene tolto dall’ufficialità sociale. Questo “Principio di doppiezza” rischia di allontanarla dalla sua vera natura e di far diventare realtà il gioco e la trasgressione. E lei spesso si illude che in questo gioco e trasgressione possa trovare se stessa e realizzareil proprio progetto di vita. La poetica della trasgressione della ragazza di via dei Mille è la più dolce e raffinata, poiché è parte di un proprio progetto di vita; a differenza della vomerese, per cui la trasgressione è normalità; della posillipina, per cui è ancora “la ricerca del mito; della fuorigrottese, per cui è progresso. E in questa poetica dà il meglio di sé. E’ sempre problematica: nelle discoteche, prima di ballare, ha bisogno di tempo, e infatti di lei si dice: E’ bella ‘ma nun ‘a balla. Compito del maschietto di via dei Mille sarebbe quello di vedere di quanta bellezza propositiva sia portatrice e quanto la sua storia familiare le vieti estrinsecarla. Spesso, è proprio il ragazzo di via dei Mille a non essere in grado di capire la sua condomina, perché portatore ancora di una pedagogia affettiva, mammista: per lui la donna è l’immagine della Madonna, ma nei fatti vuole cogliere di lei solo la parte del Diavolo. Troppo comodo! L’ideale di marito per la ragazza di via dei Mille è un settentrionale, certamente non della Lega Lombarda. Insomma, un sano portatore della cultura industriale che possa controbilanciare la propria idea di vita sanamente mitteleuropea con quella della nostra ragazza Mittelmeditterranea, invasa di principi di “neo-bizantinismo”. Come dire, gli opposti s’incontrano. La vera single del futuro è la ragazza di via dei Mille. Costruita sul gioco e la trasgressione continua, fa della molteplicità il suo pane quotidiano, allenandosi così a un futuro nel quale il maschietto è visto come strumento e non più come progetto di vita. L’unico limite è che la ragazza di via dei Mille non è ancora in grado di diventare single alla Simone de Beauvoir poiché per lei la trasgressione è ancora Vergogna & Clandestinità. Superato questo, è la vera donna del futuro.

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LA PRAGMATICA: La ragazza del Vomero

La vomerese di cui parliamo nasce alla fine degli anni sessanta, nata e cresciuta nel Vomero Nuovo (Pietro Castellino, Domenico Fontana, ecc.) figlia di middle-little-class (impiegati-piccolo commercianti) trapiantata e nata in un contesto urbano senzs storia e senza vissuto, è cresciuta tutta nei valori dell’Italia post-boom-economico, fino ad approdare alla linea Nuovi Ricchi (Dallas-Dynasty). Proiettata direttamente nella modernità ma senza una storia antropologica e sociologica, si rapporta con indifferenza alle problematiche odierne, sia sociali che femminili. Il suo trend portante è il consumo e la rappresentazione di sé e per la realizzazione dei suoi obiettivi è capace di passare su tutto e tutti. Ma in questo percorso è in totale buona fede, poiché serenamente crede che l’appagamento dei propri piaceri sia l’unico scopo della vita. E’ sprintosa e pastosa, piacevole e carnale, insomma una femminilità più vicina a Yvonne Sanson di Catene che alla Lollobrigida di Pane, amore e fantasia. Dopo la licenza o il diploma artistico e linguistico va a lavorare, ponendosi il tema “Cosa fare da grande”, e da questo momento il suo obiettivo è il matrimonio (possibilmente con un intellettuale benestante, riscattando così la sua assenza di antropologia e sociologia). Da quel momento cambia giro di amici e produce continui incontri fin quando non trova il decadente intellettuale danarosa da sposare. E l’intellettuale decadente viene quasi sempre avvolto da questo fascino “istinto e voglia di”. La funzione sociale della vomerese nell’incontro con l’intellettuale decadente è di portare linfa e sangue fresco in una categoria maschile già vicina al clima Morte a Venezia. Appena sposata , la sua casa diventa un centro d’incontro della vecchia intellighenzia; dal marito pretende viaggi, la frequentazione dei migliori salotti, bei vestiti, mentre lui pretenderebbe da lei solo il suo sangue fresco! Dopo un paio d’anni l’intellettuale si stanca di tale vita e comincia a rinchiudersi nella sua biblioteca. Un’altra categoria di donna andrebbe via di casa, ma per fortuna la vomerese no. Il suo scopo con il matrimonio si è avverato: benessere-intellettualità-rappresentazione, e con queste tre idee precise, la vomerese va avanti senza separarsi, ma lasciando il marito ai suoi libri e organizzandosi lei con il mondo che la circonda. E’ da apprezzare in lei questo sano pragmatismo, con il quale attraversa tutti i sentieri del nuovo senza alterare minimamente i suoi valori, come se fosse un dolce Carro armato Perugina che va avanti per la sua strada. La vomerese di Via Palizzi, San Martino e di Luca Giordano, quella del Vomero Antico, oggi trentenne e quarantenne (1980), esprime caratteristiche altre proprio perché vissuta in una zona ricca di cultura e di arte. La Floridiana era il suo luogo dell’infanzia. La pittura paesaggistica era la sua fonte di ispirazione; Leopardi e Di Giacomo erano i primi poeti che i genitori le leggevano; l’antica canzone napoletana e la musica classica la riempivano in tutti i momenti della giornata; una poetica teneramente infantile l’avvolgeva facendo di lei una novella poetessa. Male ha fatto a sposare l’intellettuale tardo-sinistrese, meglio sarebbe stato un marito commercialista che maggiormente avrebbe apprezzato le sue intime doti artistiche-letterarie. I suoi studi sono stati letteratura con indirizzo storia dell’arte, filosofia e anche matematica e biologia. Alla quarantenne del Vomero antico, il prof. Pick & Paik consiglia oggi (e il consiglio vale per le single e le divorziate) di riprendersi la bambina che sta il loro, di riprendersi tutta la poetica letteraria e musicale per riproporsi come donna poetica in un momento di strano pragmatismo femminile; infatti molte single e separate quarantenni quasi non credono più all’idea dell’amore, all’idea della coppia progetto, all’idea della capacità di produrre felicità, per questo la nostra vomerese antica deve prendere coscienza che oggi quell’idea della vita ed del mondo su cui si è formata quasi non esiste più, e quindi spetta solo a lei riproporre quei valori nei quali è cresciuta. Diventare quasi tutte delle “Candide” alla Voltaire, coscienti che il male che ci circonda pur continuando a produrre del bene. E più che mai il vecchio detto “bisogna avere due vite: la prima per capire, la seconda per vivere”, è azzeccato per le nostre amiche vomeresi quarantenni. Non rinunciando però ai valori e al vissuto della prima vita, ma positivamente per la seconda che è quella che da qualche anno la Nostra sta vivendo. Come fare? Continuando ad amare anche se resta delusa. Continuare con l’ottimismo anche se il pessimismo ci circona. Costruire continuamente amici nuovi. Frequentare aree sociali problematiche ma colte e sensibili. Restare fedeli all’idea di Napoli così come quando si era piccole e la si guardava da Via Palizzi: città dell’infanzia, città della categoria dello spirito, città della tolleranza, città madre. Ci piace ricordare che il primo flirt-fidamento del nostro Prof. Pick & Paik fu proprio con una vomerese nel lontano 1953. Era di Via Palizzi, figlia di pittori e con lei il prof. Pick & Paik si avvicinò all’arte a alla musica. Lui, che proveniva da un quartiere popolare, dove la praticità come sopravvivenza dominava su tutto, imparò dalla dolce vomerese i valori della categoria dello spirito, senza i quali, certamente, il Prof. Pick & Paik sarebbe rimasto un semplice popolano e non un colto autodidatta. Ecco, il suo debito storico con la donna del Vomero antico è pagato e oggi, dopo questo scritto, prenderà la funicolare di piazza Amedeo e scendendo a piedi per via Palizzi ricorderà quel lontano e dolce 1953.

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L'ANTROPOLOGIA: La ragazza degli antichi quartieri

La ragazza dei quartieri nasce e cresce in un mondo dove Masaniello (al Borgo Loreto) le ha insegnato il concetto di sfida. Totò (alla Sanità) le ha insegnato la vita come gioco, ironia, trasgressione per elevarsi dal poco che la circonda. Il Principe di Sansevero (a Spaccanapoli) le ha insegnato la funzione terapeutica della magia e dei sogni. Assunta Spina e Filumena Marturano (alla Pignasecca) sono le sue fonti ispiratrici per una femminilità pastosamente mediterranea e quasi sempre protesa alla maternità come autodeterminazione del suo essere donna. Cresciuta nel Centro Storico più antico del mondo e in versione “cattolicamente pagana”, risente positivamente di tutte le influenze delle varie occupazioni attraverso i secoli. Si adegua al nuovo con grande sensibilità ed intuito, ma rimane fedele alla sua idea di vita che è quella di sposarsi e procreare. Lo scenario sociologico in cui cresce è quello dell’economia sommersa: nera-bianca-rossa, tra artigiani e finti artigiani, venditori ambulanti e finti disoccupati, manager del totonero & sigarette di contrabbando; e in questa promiscuità di economia e di valori tende a far propria la teoria della giungla: Attacco & Difesa come principio di sopravvivenza all’interno di valori finiti Matrimonio & Maternità; e per elevarsi da questo complesso scenario di vita rivede spesso alle Tv private tutti i film di Totò, poichè Totò è il grande maestro a cui ispirarsi per dare un senso al tragico-grottesco che la circonda e cioè: per proiettare se stessa (l’uscire da sé) in una dimensione poetica che le giustifica il perchè dell’essere venuta al mondo. E questo “uscire da sé” le fa appressare tutte le cose belle della vita: una gita, un vestito nuovo, una serata in discoteca; ed infatti il suo lavoro preferito è la commessa a via Chiaia o via dei Mille, dove la felicità del consumo, mentre per altri ceti sociali è vista come “dell’apparire”, per la nostra ragazza dei quartieri è ancora fonte di gioia e di conquista sociale. Si serve enormemente del “Principio di sfida” (Masaniello) per tentare di uscire definitivamente dal provvisorio che la circonda ed infatti non teme confronti con nessuna area sociale. Generalmente, i suoi partner della serata sono neo-ricchi con matrice sottoculturale e di conseguenza non in grado di capire quanta tensione creativa c’è in questa ragazza. Gioia, Grazia, Annabella, Novella 2000 e oggi per fortuna anche l’Oriana Fallaci, sono le sue letture preferite; i film americani della Fifth Avenue la esaltano; Madonna è il suo mito canoro; Domenica in la sua trasmissione televisiva preferita. Patrizia, la ragazza della Baia Domizia, è una derivazione della ragazza dei quartieri, poiché trattasi di una fascia femminile che ha lasciato il vicolo a 7 o 10 anni con la famiglia, per andare ad abitare nell’hinterland napoletano, facendo così le fortune di Tony Tammaro.

Istintivamente è protesa al nuovo, infatti fu la prima ad importare la moda punk, dark, metallaro; la prima a portare focose minigonne, la prima a scendere in discoteca con pancino scoperto; nei fatti, grazie al “Principio di sfida”, non ha paura del nuovo. Come in una metafora, il Principe di Sansevero le ha insegnato la magia e i sogni. Sempre figlia di famiglia numerosa, la promiscuità è la base della sua fisicità, quasi con delle similitudini con le vecchie famiglie nobili dette “I nuovi bizantini”. Anche qui, la differenza è sostanziale: cresciuta in poco spazio, l’anticipazione della sua magia, è giocoforza; mentre per i Nuovi Bizantini è “Colmare il quotidiano”. Ai sogni depone l’altra metà di sé e spesso riesce a realizzarla con grosso sforzo e sacrifici. Assunta Spina e Filumena Marturano sono i suoi riferimenti nella gestione del suo essere donna. La ragazza dei quartieri può attraversare tutti i sentieri della sperimentazione, ma resta ancorata a un valore finito: la famiglia. E per questo valore quasi sempre sposa un coetaneo del vicolo accanto, con il quale fin da piccola ha giocato a marito e moglie. E delle due Muse ispiratrici (Assunta e Filumena), fa proprio la tolleranza, la sopportazione, l’accettazione del presente: in questo eleva al massimo la sua componente cattolica, per gestire le poche capacità economiche del marito e i bisogni dei figli, poiché come poche ragazze di altre categorie, ha coscienza che il suo essere donna si materializza attraverso la maternità e la famiglia. Peccato che Filippo il ragazzo di via dei Mille, Carlo il Posillipino, Mario l’Intellettuale, Piero il Nuovo Bizantino, Gegé l’Apatico Sessuale, per loro cultura e socialità non prendono in esame come moglie una vera ragazza dei quartieri, solo lei potrebbe controbilanciare, con il suo ritmo, la sua gioia, il suo piacere per le piccole e grandi cose della vita, il suo amore per l’estetica, la sua tolleranza, con la sua fisicità magica, la noia e la poca gioia di vivere che circonda questi uomini nati nel benessere e nel conformismo. Ma laddove questi cari amici (Filippo, Carlo, Mario, Piero, Gegé, Fefé) dovessero decidere di sposare una ragazza dei quartieri, il protocollo 3 (la pratica della frusta) andrebbe applicato 24 ore su 24, altrimenti la nostra preferirebbe sposare il ragazzo del vicolo, che istintivamente riesce a darle tutte le coordinate di cui lei ha bisogno. Coordinate che, come dicevamo all’inizio, vengono da lontano e sono stratificate in lei.
Ci piace ricordare che tra i notturni c’è stato un matrimonio all’inverso: un ragazzo dei quartieri ha sposato una nobile napoletana e la nobile ha dimostrato a tutti noi che, ancora una volta, la donna è capace di rischiare, poiché ama il nuovo, il trasgressivo, l’imprevedibile, l’ironico, la magia, e solo chi è cresciuto con Totò, Masaniello, il Principe di Sansevero, Assunta Spina e Filumena Marturano, può garantire tali valori di vita. Provare per credere.

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LA PROGETTUALE: La ragazza di Fuorigrotta

Le ragazze di Fuorigrotta-Bagnoli-Ponticelli, alias: le progettuali. Cresciute tra gli altiforni di Bagnoli e le fabbriche di Ponticelli, hanno fatto proprio la cultura del progresso: Cultura del lavoro - Progettualità - Forma e comportamento - Idea del progresso. Nate economicamente, perché figlie di reddito fisso, sono allenate a pensare che la vita è impegno e ordine. La ragazza di Fuorigrotta tra Donatella Raffai e Raffaella Carrà preferisce Donatella. Tra Oliviero Beha e Pippo Baudo preferisce Oliviero. Tra Agnelli e Berlusconi preferisce Agnelli. Tra Rita Levi Montalcini e Nilde Iotti preferisce la Rita. Tra l’impegno e l’indifferenza preferisce l’impegno. Infatti fin dall’infanzia i suoi studi sono finalizzati a realizzare nel più breve tempo possibile la sua autonomia economica. Generalmente, durante il periodo universitario, lavora la sera per non aggravare il bilancio familiare. Non conosce il lamento, dal partner pretende un rapporto chiaro e pulito. Per la vicinanza del Politecnico preferisce discipline scientifiche a quelle umanistiche e infatti, nata nei valori della cultura industriale, non si lascia abbagliare dalla società dei consumi, pur amando le cose belle della vita. Si può azzardare che le ragazze progettuali siano un’ottima sintesi tra la Mitteleuropa e la Mittelmediterranea: Razionalità e Passionalità. Il loro essere passionale filtra attraverso un Principio di logica con il quale il partner dovrà confrontarsi ogni momento.
Una storia d’amore per la ragazza progettuale non è mai fine a se stessa, bensì ricerca e arricchimento (quindi conoscenza di sé). Di conseguenza, l’uomo che si innamora della progettuale non può giocare facilmente alla pratica dell’acchiapanza, perchè le ragazze di Fuorigrotta, Bagnoli e Ponticelli, anche in un piccolo flirt danno tutte se stesse e chiedono altrettanto all’uomo. Insomma, con loro non si scherza. Per tenerle legate a sé bisogna leggere tre giornali al giorno, vedere i telegiornali, leggere i libri che fanno tendenza, vedere film problematici; insomma essere sempre presenti storicamente “al momento che”, alias: usare la complessità per porgerla con semplicità. Come single sono le migliori; appena laureate e lavoratrici vanno a vivere da sole, non come fuga dalla famiglia, ma come realizzazione di sé. Non sono alla ricerca disperata del partner per risolvere i loro problemi, poiché sono coscienti che solo con il lavoro e l’impegno si realizza una coscienza di sé, perciò, pur avendo chiaro il tipo di uomo ideale, se non lo trovano, vanno dritto per la loro via. L’uomo interessato a sposare una ragazza progettuale deve far propri i significati delle lotte d’emancipazione della donna: Rispetto di lei come persona e valore - Economia dei sentimenti al 50% - Sensibilità e Delicatezza direttamente produttive (inutile dirle sempre: Io ti amo, meglio portarle la sera un mazzolin di fiori) - Confronto giornaliero sui sentimenti e sulla problematica del quotidiano. La ragazza progettuale infatti non ama agire al buio ma ama il massimo della chiarezza e preferisce sempre fare il punto della situazione per controllare il presente e il futuro. Una volta praticati con lei questi valori, come moglie e madre è la migliore guida dell’uomo. Programma il bilancio economico familiare, le ferie estive ed invernali, le ricorrenze, il consumo, l’avvenire dei figli e tutto questo lo fa come dovere e gioia d’essere. Insomma è convinta (e il Prof. Pick & Paik è con lei in questa convinzione) che attraverso la letteratura del quotidiano realizza il grande romanzo della vita. Alla media e al liceo la chiamano Capobanda, perché di ogni gita, festa, serata è lei l’animatrice e l’organizzatrice. La ragazza progettuale è la sposa ideale per un giovane nato in una colta famiglia progressista, poiché il filo rosso della cultura progressista napoletana passa attraverso i sani valori dei ceti proletari unitamente a quelli borghesi progressisti. E oggi, con il dominio dei nuovi ricchi e dei Nuovo Bizantini, queste due razze (proletari e progressisti) cominciano ad essere in estinzione, poiché molti giovani progettuali e figli di ricchi progressisti stanno lasciando Napoli per lidi più consoni ai loro valori di vita. Con il calore degli altiforni, delle fabbriche, della Solfatara, le ragazze progettuali sono naturalmente passionali, gelose, possessive, ma quando si innamorano sono teneramente ed infantilmente poetiche. Cresciute nella razionalità più hard, nell’amore riversano l’altra metà di sé: Dolcezza - Maternità - Irrazionalità - Femminilità perversamente marocchina, e in questo transfert sanno dare il meglio in amore come donna del 2000. Famosa è la storia di una ragazza di Fuorigrotta, colta, notturna e fresca ventenne. Storia tra lei e un uomo di 45 anni. Come ogni amore parte irrazionalmente ma poi, strada facendo, tende a razionalizzarsi. La nostra notturna, scioccata per la differenza di età, aveva dubbi e perplessità, ma, usando la parte razionale di sé, sistemò quest’uomo e questo amore nella categoria dei senza tempo, in modo che la differenza di età non rappresentasse un limite ma piuttosto un’ulteriore apertura a nuovi valori. Ecco, il superamento dei luoghi comuni è stato glissato dalla nostra notturna proprio perché educata a giudicare sui fatti e non sulle apparenze, perciò se quest’uomo oggi è felicemente legato ad una ventenne, lo deve al risultato di una cultura direttamente produttiva. La ragazza progettuale non tradisce facilmente, poiché nel tradimento clandestino vede mettere in discussione i valori su cui si è formata.. Preferisce sospendere la storia chiedendo al partner una pausa, per capire il nuovo che è in lei, pur cosciente di correre il rischio di perdere l’uno e l’altro: Meglio un amore perso che tradire la propria cultura. W le ragazze progettuali!

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LA PASSIONALE: La ragazza di Pozzuoli

La puteolana della passionalità. Sofia è solo l’iceberg di una femminilità altra. La puteolana, cresciuta tra Golfo di Pozzuoli, Tempio di Serapide, Lago di Lucrino, Grotta della Sibilla, Solfatara, Bradisismo, Scosse di terremoto, Lago del Fusaro con la Casina Vanvitelli, Sorgenti naturali delle Stufe di Nerone, è una donna Miticamente Antica. E’ così radicata alla sua terra natia che non riesce a vedere futuro senza Pozzuoli. Tutto può passare su di lei: modernità, post-modernità, ma il suo principio di donna dell’antichità la porta a pensare sempre ad un uomo che sia sintesi di creatività e virilità. Non ama le mezze vie. Può anche laurearsi, studiare all’estero, attraversare sentieri alti della cultura, ma rimane fedele all’idea che una donna si realizza con un vero uomo e la maternità come scelta di vita. E, infatti, la vita sentimentale di Sofia Loren è una dimostrazione lampante di tutto ciò, Sofia, con le energie della puteolana, negli anni Cinquanta tentò la via del cinema, e, tuttavia oggi il suo matrimonio con Carlo Ponti e la sua vita familiare sono testimonianze del rispetto che la puteolana porta verso i suoi valori tradizionali, che restano saldi nonostante il successo. Dal Golfo di Pozzuoli, con la veduta di Procida, Ischia e tramonti impagabili, fa propria la magia dell’infinito ma, a differenza della posillipina, la sua magia è imperniata su valori pratici poiché sa che dal mare arriva l’economia del suo popolo, economia che si rappresenta con quel magnifico Mercato del Pesce che tutti abbiamo frequentato. Dal Tempio di Serapide, nel cuore della sua Pozzuoli, apprende la regalità, questo Tempio con le sue colonne e i suoi resti, ancestralmente le ricorda la presenza di Nobili Romani che usavano Pozzuoli come luogo di riposo. Dal Lago di Lucrino fa propria quella calma psicologica che le consente di attraversare tutti i sentieri della sperimentazione pur restando se stessa. Dalla Grotta della Sibilla fin dall’infanzia ha imparato a leggere il proprio futuro senza illusione e presunzione. Dalla Solfatara ha ereditato quel calore che poche donne hanno, calore della fisicità, della passionalità, della creatività femminile. Con il bradisismo ha appreso l’alternarsi della vita nell’antico gioco del continuo risorgere e perire.
Le piccole scosse di Katastrofis (terremoto) le danno quel piacevole ritmo di vita tra gioco, ironia, trasgressione e produttività di sé, proprio perché cosciente della vacuità della vita; La Casina Vanvitelliana del Lago del Fusaro, la carica di sogni adolescenziali fino a novantanni. E con queste prerogative la nostra Sofia Loren è facilmente diventata l’Ambasciatrice della Femmimilità Puteolana nel mondo: Il partner ideale per la nostra puteolana è un uomo uscito dagli ultimi film di Scorsese: Virilità e Sensibilità. Generalmente viene scelto dal campionario maschile puteolano, perché istintivamente conosce le coordinate ancestrali su cui si è formata la puteolana, coordinate per le quali spesso la Nostra è triste, gioiosa, passionale, furiosa, gelosa (possessivamente), proprio come la sua terra natia. Anche se laureata in biologia, matematica, sociologia, economia e commercio, la sua psiche formativa è sempre protesa a pensare in termini di classicità; per lei non esistono valori aggiunti agli Antichi Valori della Vita: Ricco contro povero - Bellezza contro bruttezza - Creatività contro opacità - Eleganza dello spirito contro volgarità della materia - Forte contro debole - Vita contro morte. Questi e tanti altri significati fanno della puteolana una nobile estremista della femminilità post-moderna. Come dire che in lei tutta la complessità della società moderna, che psesso spinge tante donne a perdere la loro identità antropologica, non ne altera minimamente i valori, cosicché all’interno della femminilità napoletana essa rappresenta dei saldi valori che restano nonostante le incidenze socio-consumistiche della società moderna. A questo punto verrebbe da dire: <>,ma non è facile , perchè la puteolana, prima di concedersi, ha bisogno di sapere se il partner abbia quella sensibilità d’animo necessaria per capire il suo Essere mitologico. Sensibilità che significa innanzitutto saper “metaforicamente” prenderla a schiaffi, quando è necessario, poichè nell’uomo vede la sua roccia che come tale deve trasmetterle certezze e sicurezze nei suoi momenti lunatici. Sensibilità che vuol dire da parte del maschio apprezzare sempre la sua eleganza e femminilità (apprezzamenti da fare 24 ore su 24) e sapersi confrontare con lei su tutti i temi della cultura della Modernità (cultura non intesa come libri, ma come capacità d’Essere). E’ necessario inoltre che abbia molto sviluppato il senso della famiglia e che in ultimo, ma non poco rilevante, non sia avaro. Cresciuta, infatti, nell’abbondanza della sua terra , la puteolana è naturalmente altruista e pertanto odia l’avaro. Ecco, queste sono le raccomandazioni per un uomo disposto a sposare una Sofia. E’ per questo che il matrimonio di Sofia Loren regge dopo tanti anni, perché riteniamo che suo marito, Carlo Ponti, abbia sempre avuto coscienza della donna che aveva sposato e, per tenerla legata a sé tutta la vita, ha fatto di Sofia una missione nella quale ha potuto assaporare quanto sia bello vivere con una donna piena di tanta liricità. Lui che veniva da un mondo altro, Mitteleuropeo, ha saputo apprezzare la vera femminilità Mittelmediterranea. Carlo Ponti è un esempio per tutti noi maschietti che, prima di cercar moglie, dobbiamo avere coscienza del tipo di donna che deve accompagnarci per tutta la vita, così come Sofia Loren è un esempio per tutte le femminucce. W Sofia Loren - W Carlo Ponti - W Pozzuoli e, sopratutto, Evviva le Puteolane.

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